mercoledì 12 febbraio 2014

Situazione degli Infermieri in Italia

Non è il "Copia e Incolla" quello che voglio fare per questo Blog però quello che segue, ripreso dal sito Ipasvi, è interessante e credo che ognuno dovrebbe conoscere questi dati.
Non tanto perché siano fondamentali da conoscere ma perché vi stupirete nel rendervi conto che un centro studi molto importante che analizza queste variabili conferma al 100 % quello che noi studenti ed infermieri abbiamo notato già da un pezzo....A volte è importante farsi dare ragione!
Gli infermieri invecchiano, non vanno in pensione, i giovani non possono rimpiazzarli e a volte arrivano a cancellarsi dall'Albo per la disperazione. Noi nel pieno delle forze psicofisiche stiamo a casa a grattarci le pance vuote e i tagli sempre maggiori alla sanità ci limitano nel presente e nel futuro....è cosi e ce lo dice Ennio Fortunato, Dirigente di ricerca EPR.
Fiuuuuu....adesso mi spiego perché sono laureata con il massimo dei voti e non trovo neanche uno straccio di lavoro...

Queste analisi, queste conferme che la situazione è nera, non possono farmi sentire meno inutile in questo momento di disoccupazione forzata, anzi mi fanno venire ancora più voglia di fare l'Infermiera, da cui deriva un grande senso di scoramento...

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Negli ultimi anni in Italia il numero di infermieri è cresciuto: dai 5,9 infermieri per abitante del 2000 si è passati ai 6,1 nel 2005 e ai 6,6 nel 2011, ultimo anno disponibile. Tuttavia, si è ancora lontani da una condizione paragonabile con quella dei principali Paesi europei ed in linea con gli standard fissati a livello internazionale. L'Italia è ancora parecchio indietro nella graduatoria europea stilata dall'OCSE. In questa classifica, il nostro Paese è infatti al diciottesimo posto, su 33. Non si tratta certo di un risultato lusinghiero, anche in considerazione del fatto che non necessariamente ad ogni nuova iscrizione corrisponde una effettiva condizione di lavoro.


Tavola 1 - Infermieri per 1.000 abitanti - Graduatoria europea - anno 2000-2011
2000
2005
2011(*)
1
Svizzera
13,2
14,3
17,4
2
Belgio
15,8
3
Danimarca
12,6
14,6
15,7
4
Norvegia
14,1
13,3
5
Irlanda
12,3
12,2
6
Lussemburgo
7,6
11,3
11,6
7
Germania
9,8
10,4
11,5
8
Finlandia
9,5
9,5
10,7
9
Bielorussia
9,5
9,8
10,6
10
Gran Bretagna
9,0
11
Francia
7,1
8,1
9,0
12
Olanda
8,3
8,6
13
Repubblica Ceca
8,1
8,5
8,5
14
Russia
8,0
8,0
8,1
15
Austria
7,2
7,3
7,9
16
Ucraina
5,8
5,9
7,5
17
Lituania
8,0
7,4
7,4
18
Italia
5,9
6,1
6,6

EUROPA
7,7
8,3
8,4
(*) o ultimo disponibile




Nell'ultimo quinquennio, la popolazione di infermieri è invecchiata di oltre due anni, nella media nazionale, passando dai 41,1 anni del 2007 ai 43,3 del 2012. In alcune Regioni, come Lombardia, Liguria e Veneto, l'invecchiamento arriva anche a sfiorare i tre anni.
Tale situazione è il risultato delle diverse dinamiche che hanno interessato le classi più giovani e quelle più anziane di infermieri e che sono destinate ad accentuarsi per effetto dei recenti interventi normativi in materia pensionistica.
Nell'ultimo quinquennio (Tavola 3 e Grafico 3) la percentuale di giovani (sotto i 35 anni) tra gli infermieri è diminuita, al contrario di quella degli anziani (oltre i 50 anni) che è invece in progressivo aumento. Tra il 2007 e il 2012, la quota di infermieri con meno di 35 anni è passata dal 22,5% al 19,5%, quella degli infermieri ultra 50-enni dal 18,0% al 26,0%. Si tratta di una evoluzione molto significativa, soprattutto perché concentrata in relativamente poco tempo.

Grafico 3 - Iscritti Ipasvi per classi di età - Andamento 2007-2012 (valori %)

arriva il dato sulle cancellazioni dagli albi professionali. Non si tratta di un dato di particolare consistenza numerica, tuttavia sorprende rilevare che circa un quarto (23,6 %, ma in alcune Regioni anche il 30-35%) delle cancellazioni registrate nel 2012 si riferisca ad infermieri con meno di 50 anni, quindi nella pienezza della loro capacità lavorativa. Anche questo dato, che riflette le difficoltà che scaturiscono dal contesto della crisi in atto, deve essere attentamente valutato in sede di definizione delle specifiche politiche occupazionali.

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